Posso sapere se il bambino è infetto ?

29 Luglio 2021 by paolo.incampo
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Ho contratto l’infezione in gravidanza, posso sapere se il bambino è stato infettato e come sta?

Sì, ricercando il virus nel liquido amniotico. La presenza del virus significa che il bambino ha contratto l’infezione.

Il liquido amniotico è il materiale di elezione per ricercare il virus dal momento che, in caso di infezione fetale, le particelle virali vengono eliminate con le urine fetali che si accumulano nel liquido amniotico. L’amniocentesi, o prelievo di liquido amniotico, è una procedura che consiste nel prelevare una piccola quantità di liquido amniotico a scopi diagnostici. L’amniocentesi è una procedura agevole e ben tollerata con un rischio di complicanze (interruzione di gravidanza) molto basso.

L’amniocentesi per il CMV, chiamata anche diagnosi prenatale di infezione congenita, viene di solito eseguita verso la 20ma settimana di gravidanza ed è riservata a quei casi nei quali l’infezione materna è occorsa prima della 14ma settimana di gravidanza. Questi due epoche di gravidanza sono importanti ai fini della affidabilità del risultato soprattutto se negativo. Infatti è solo verso la 20ma settimana che la capacità di urinare del feto è ottimale e 6-8 settimane è il tempo medio che si ritiene necessario perché l’infezione fetale, se presente, possa essere diagnosticata ricercando il virus nel liquido amniotico. La tecnica che viene comunemente impiegata per rilevare la presenza del virus si basa sulla amplificazione del DNA virale. Pur essendo molto sensibile, non è in grado di individuare tutti i feti con infezione congenita già alla diagnosi prenatale. Infatti, circa il 5% dei feti risultati negativi a 20 settimane vengono poi identificati come infetti alla nascita. Ciò è dovuto a quella che viene chiamata “trasmissione tardiva” ovvero al tempo prolungato che in alcuni casi il virus necessita per il superamento della barriera protettiva tra il comparto materno e quello fetale costituita dalla placenta.

E’ importante tenere a mente la possibilità che un risultato negativo (assenza di infezione) all’amniocentesi non venga confermato alla nascita affinché questa eventualità non arrivi come un fulmine a ciel sereno a turbare ulteriormente un momento atteso con trepidazione. Peraltro, è noto che una eventuale trasmissione in utero nella seconda metà della gravidanza non comporta problemi gravi o permanenti al bambino.

Nel caso di una infezione congenita diagnosticata all’amniocentesi, è possibile indagare lo stato di salute del feto mediante tecniche non invasive quali l’ecografia e la risonanza magnetica che, in mani esperte, possono identificare e monitorare eventuali segni di infezione durante la gravidanza.

Foto di MART PRODUCTION da Pexels

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